Questa iniziativa è nata nel contesto del progetto di Nuove Connessioni e con la collaborazione dello SPRAR di Mostacciano con l’obiettivo, semplice ma non scontato, di mettere in risalto un tema come l’immigrazione che è continuamente sotto le luci mediatiche salvo poi rimanere relegato nella penombra del nostro vivere quotidiano. Troppo spesso infatti siamo confinati in un dibattito pubblico che è alimentato da parole d’odio e di paura, facendo perdere di vista quella che rimane sempre la realtà di fondo, ovvero che quelle con cui ci rapportiamo sono persone, con le loro difficoltà, le loro emozioni e la loro umanità. Qualche tempo fa Maslah Mohamed, ragazzo originario della Somalia, è morto suicida dopo essere stato rimandato in Italia in quanto suo paese d’arrivo, secondo le norme della Convenzione di Dublino. Proprio il giorno prima dell’iniziativa si è celebrato l’anniversario dei Trattati di Roma, tassello decisivo per la creazione dell’Unione Europea, che tuttavia oggi sembra incapace di esprimersi con un’unica voce e in modo incisivo sulle politiche migratorie, quando invece proprio i principi di comunità e solidarietà che sono le fondamenta dell’Europa Unita dovrebbero portare ad una politica migratoria comune, giusta e umana. La società in cui contiamo di arrivare seguendo questa strada è quella in cui ci sia spazio per ognuno a vantaggio di tutti, un’Italia e un’Europa in cui ogni essere umano che fugge dalla morte e dalla guerra possa trovare non solo un rifugio, ma anche la possibilità di fare la sua parte, di dare il suo contributo migliorativo al mondo senza assolutamente nulla togliere al cittadino europeo.

L’idea che si debbano costruire ponti e non muri è la stessa che ha portato alla nascita di Nuove Connessioni, un progetto atto a collegare tutte quelle realtà che quotidianamente nel nostro municipio hanno un impatto a livello sociale. Tra le varie attività che portiamo avanti come Nuove Connessioni c’è stata appunto questo torneo, intitolato “Diamo un calcio al razzismo”, in quanto il suo intento è proprio quello di dimostrare che è possibile approcciarsi al tema migratorio sotto una luce differente, quella dell’integrazione. Per alcuni gli stranieri sono da guardare con sospetto, da altri sono usati come propaganda politica, ma noi con questa iniziativa abbiamo dimostrato che questi non son altro che ragazzi che calciano un pallone, che sorridono quando giocano e che esultano quando segnano. Ma se l’abbiamo fatto scegliendo il linguaggio comune del pallone, crediamo sia fondamentale che ciò avvenga ogni giorno ed in ciascuna delle nostre comunità. Siamo consapevoli che è un lavoro duro, un esercizio quotidiano; ma è questa l’unica modalità per costruire una società aperta e plurale. Una società che accetti e non escluda.

Francesco Privitera e Arianna Cappelli

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foto di Giulia Salvatori