Da tempo ormai la Capitale è circondata da un alone di degrado e pessimismo, fra servizi mancanti, grandi opere bloccate o bocciate, e più in generale l’impressione che si ha è quella di una città totalmente bloccata ed incapace di andare avanti. Al di là delle tematiche più comunemente discusse -come il pessimo stato del manto stradale o i ritardi dell’ATAC- quali sono le dinamiche economiche e sociali di Roma nel 2017? Qual è effettivamente Roma, ad oggi?

Nell’epoca degli open data, gli strumenti a disposizione per analizzare la nostra città sono innumerevoli, come ad esempio l’ottimo sito MappaRoma, e quello che evidenziano è che Roma è una città spaccata, e lo è secondo quella dicotomia fra inclusione ed esclusione, fra chi ha delle possibilità e chi no, che rivediamo poi anche su scala mondiale. A livello geografico tale spaccatura è riconducibile sostanzialmente alla vicinanza con il “centro” della città, identificabile principalmente nel primo municipio e buona parte del secondo (con in più delle estensioni in zone maggiormente periferiche, come ad esempio l’Eur nel IX municipio). C’è dunque un nucleo centrale, poco esteso geograficamente e ad alta densità abitativa, nel quale si concentrano fasce sociali più istruite e con un’età media più avanzata, che hanno accesso ad una serie di servizi culturali, scolastici e “sociali” (come la presenza di negozi di quartiere, o anche più semplicemente di piazze nelle quali poter vivere il proprio quartiere).

Il resto della città invece fatica tremendamente sotto questo punto di vista. Le fasce periferiche, che sono molteplici in quanto includono sia pezzi di periferia storica quale Garbatella che aree extra-GRA di recente costruzione, sono accomunate dal maggior livello di esclusione. Esclusione dai servizi descritti in precedenza così come dal mercato lavorativo, in quanto i tassi di disoccupazione sono più elevati e lo è anche il numero di “inattivi”, ovvero di persone che non studiano né stanno cercando un lavoro. Un’esclusione che ha radici profonde, in quanto queste aree sono abitate da un numero maggiore di persone con licenza media o elementare, e che perciò hanno difficoltà in partenza a trovare soluzioni lavorative che possano aiutarle a risalire la montagna sociale. Al tempo stesso, è nelle periferie che si trova la Roma del domani. È in queste aree che la popolazione si sta spostando, come testimonia anche l’aumento dei prezzi degli immobili negli ultimi 15 anni; in particolar modo al di fuori del GRA, ed in particolar modo coppie giovani e con prole al seguito. Bisogna poi considerare come il processo di crescita della città, spesso auto-gestito ed in violazione ai piani regolatori, ha portato ad avere una città con un’estensione enorme e caotica, con un ovvio impatto sulla mobilità della popolazione. Anche in questo caso, al centro vi sono, pur con le note problematiche, metropolitane e tram, mentre le periferie (con l’eccezione del quadrante est che è servito da alcune linee tramviarie e, solo di recente, dalla metro C) arrancano fortemente, colpite in misura ben maggiore dal disastroso servizio Atac, che in periferia può voler dire non solo una qualità della vita inferiore, ma anche una semi-impossibilità di accedere a servizi ed offerte lavorative in aree distanti e mal collegate. Una mobilità che pertanto, oltre ad essere fonte di scontento per tutti i romani, è a sua volta generatrice di diseguaglianze.

Ci sono dunque pezzi interi di città che magari non risaltano agli occhi del turista, ma che crescono silenziosamente e vivono un forte disagio relativamente alle loro (mancate) opportunità. Questa dinamica, che ricalca quanto osserviamo anche nel resto d’Italia ed in altre parti del mondo, è emersa prepotentemente di recente per via delle due tornate elettorali, amministrativa e referendaria, nelle quali questa differenza è esplosa fragorosamente, con il trionfo di Virginia Raggi, e la successiva netta affermazione del No alla riforma costituzionale

Anche all’interno del nostro municipio, fra i più eterogenei di Roma, si ravvisano le stesse dinamiche. Nonostante il reddito pro capite sia il quarto più alto fra tutti i municipi, ci sono importanti diseguaglianze fra l’Eur, la periferia storica come Laurentina e Spinaceto, e le aree extra-Gra quali Castel di Leva e Falcognana. C’è un centro estremamente ridotto dal punto di vista geografico, nel quale vive appena il 5% della popolazione municipale, che agisce da punto di contatto con il resto della città (un passaggio alla fermata su 3 di tutti gli autobus del municipio avviene all’Eur) e nel quale si concentrano i servizi e le offerte di lavoro più remunerative, ed il resto del municipio che, in diverse misure, vive realtà del tutto differenti.

Creare nuove connessioni sia per Roma che per il nostro municipio è dunque una risposta urgente ad una città ed una cittadinanza spaccate e disilluse, per le quali l’unica vera alternativa in campo è quella di politiche che sfruttino queste diseguaglianze per i propri tornaconti elettorali, anziché cercare di sanarle concretamente.

Francesco Privitera