Sono passati 10 anni dalla morte di Piergiorgio Welby, militante del Partito Radicale, pittore e poeta che si ammalò di una forma ereditaria di distrofia muscolare nel 1997. In seguito ad una crisi respiratoria fu collegato contro la sua volontà ad un respiratore automatico, passò gli ultimi anni della sua vita combattendo una dura lotta, la lotta per vedersi riconosciuto il diritto di rinunciare al supporto di quella macchina che respirava per lui, di evadere da un’esistenza che lo vedeva costretto a letto, completamente immobile, che gli consentiva di comunicare con il mondo esterno solamente attraverso il movimento dei suoi occhi. Nel 2006 chiese ufficialmente la morte, il suo divenne un caso nazionale, Welby inviò una lettera all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale auspicò che la politica aprisse un confronto sull’accanimento terapeutico e il diritto all’eutanasia.

Da quel giorno nulla è cambiato e sono migliaia le persone che si vedono negato il diritto di scegliere se continuare a soffrire inutilmente o se poter evadere da una realtà che non lascia più alternative. Tutto quello che chiedono è che venga approvata una legge in tempi brevi: Fabio Antoniani in arte Dj Fabo un “ragazzo molto vivace ed un po’ ribelle” -come egli stesso si definisce nel video messaggio (https://youtu.be/oNIjhBtUX-s) che ha inviato al Presidente della Repubblica Mattarella- chiede che venga discussa ed approvata una legge ad iniziativa popolare, depositata dalla associazione Luca Coscioni e ferma alla Camera da 3 anni del nostro Paese (ultimo nell’ Europa, insieme all’Irlanda e alla Grecia, a non avere ancora una legge che regolamenti il biotestamento e l’eutanasia), che gli conceda il diritto di morire e poter abbandonare questa vita che lo vede costretto a letto in “una notte senza fine”, dopo essere diventato cieco e paraplegico a causa di un incidente automobilistico.

eutanasia

Ogni giorno che passa senza che nel nostro Paese sia approvata una legge su questo delicato argomento, migliaia di cittadini sono privati della libertà di poter scegliere riguardo la propria condizione e salute; è necessario discutere la legge presentata dalla associazione Luca Coscioni in tempi brevissimi, affinché nessuno sia più costretto, da una sistema burocratico inefficace, a soffrire più del necessario, scegliendo una dolce morte ed evitando quell’accanimento terapeutico che potrebbe solamente prolungare una dolorosa esistenza.

Andrea Cardelli